La Malattia da Reflusso Gastro-esofageo (MRGE) è una malattia di comune riscontro nella pratica clinica ed il suo tempestivo riconoscimento, iniziando una terapia mirata, è molto importante soprattutto per il miglioramento della qualità di vita del paziente.
I sintomi tipici di questa patologia sono il bruciore di stomaco o dietro lo sterno, la difficoltà alla deglutizione ed i rigurgiti acidi; tali disturbi si verificano soprattutto dopo pasti abbondanti, in posizione supina o chinandosi in avanti, in alcuni casi la sintomatologia può essere anche notturna. In realtà molte persone affette da forme non gravi di MRGE considerano normali tali disturbi e quindi non consultano il medico convivendo inconsapevolmente con la loro patologia. A questi possono essere aggiunti alcuni sintomi cosiddetti atipici della MRGE, ovvero: tosse o asma, raucedine, dolore toracico «simil cardiaco», anemia anche importante; tali sintomi sono più rari ma sono sicuramente una indicazione ad un tempestivo trattamento del reflusso gastrico.
Il reflusso gastro-esofageo si ha quando la porzione terminale dell'esofago (o sfintere esofageo inferiore, SEI) non riesce ad assolvere correttamente alla sua funzione di valvola e non riesce ad impedire la risalita di materiale gastrico, acido ed alimentare, all'interno del canale esofageo. L'azione degli acidi gastrici sulla mucosa dell'esofago induce uno stato di infiammazione cronica che causa i forti bruciori caratteristici di questa malattia. Questo stato di irritazione della mucosa esofagea induce l'esofagite cronica che se non trattata può indurre una grave alterazione delle cellule della porzione terminale dell'esofago, il cosiddetto Esofago di Barret; alterazione considerata precedente alla trasformazione in adenocarcinoma della mucosa esofagea.
La causa più frequente di questa patologia è l'ernia hiatale, ovvero la risalita di una porzione dello stomaco attraverso il diaframma nella porzione attraversata dall'esofago (hiatus esofageo).
Gli esami che più facilmente portano alla diagnosi di MRGE sono:
- l'esofago-gastro-duodenoscopia, che consente facilmente di visualizzare la mucosa dell'esofago e da la possibilità di fare biopsie
- l'rx dinamico delle prime vie digerenti, che consente di visualizzare anomalie nel transito esofageo di un bolo di mezzo di contrasto radiopaco deglutito dal paziente all'atto stesso dell'acquisizione di una serie di radiografie
- la manometria esofagea, che consente di valutare la pressione dello SEI in situazione basale e durante la deglutizione
- pH metria nelle 24 h, che consente di valutare in una giornata le caratteristiche, la durata e l'intensità dei reflussi acidi
- impedenziometria esofagea multicanale, che, a differenza della pH metria, riesce a valutare l'intensità, la durata, la velocità e l'estensione dei reflussi non solo acidi ma anche basici o gassosi.
La terapia della MRGE è varia e mirata al grado di gravità della patologia, si può andare dalla sola modifica delle abitudini di vita (evitando il fumo ed alimenti come alcool, caffè, cibi piccanti, bevande gassate, facendo pasti piccoli e frequenti, riducendo il peso corporeo, non coricandosi immediatamente dopo i pasti e dormendo con la testata del letto sollevata) con una associazione di farmaci (antiacidi, antisecretivi, procinetici) nei casi più lievi , sino alla terapia chirurgica quando la patologia si dimostra grave dal principio e tutti gli altri approcci terapeutici meno invasivi si sono dimostrati fallimentari (not responders ai farmaci antiacidi ) o nei casi di MRGE complicata (restrizioni del calibro dell'esofago a seguito dello stato di cronica infiammazione, dimostrazione endoscopica di Esofago di Barret, o pazienti già affetti da asma grave o patologie polmonari croniche).
L'approccio chirurgico più frequentemente praticato è la cosiddetta fundoplicatio totale sec. Nissen, l'intervento, grazie ad una anestesia generale, consente di mobilizzare la porzione terminale dell'esofago e di avvolgerlo completamente con la porzione apicale dello stomaco (detta fondo gastrico) che viene fissato in questa posizione tramite punti di sutura, questo rafforza lo SEI migliorando la sua continenza, questo intervento consente inoltre di visualizzare direttamente l'anatomia del diaframma, dello hiatus e dei suoi pilastri (le strutture che consentono il passaggio dell'esofago attraverso il diaframma) e di restringerli suturandoli dovessero dimostrarsi eccessivamente laschi. L'intervento viene praticato, ogni volta che è possibile, in video-laparoscopia, ovvero inserendo nell'addome del paziente una telecamera ed appositi strumenti operativi previa induzione di uno stato di distensione dell'addome, attraverso l'insufflazione di anidride carbonica, che consente così di vedere e lavorare in tranquillità.
L'approccio in laparoscopia consente di generare un trauma minimo per il paziente, questo poiché gli strumenti vengono inseriti nell'addome tramite piccole incisioni di pochi millimetri, i vantaggi di ciò sono molteplici, quelli che sicuramente verranno notati dal paziente saranno ilminimo dolore post-operatorio, la degenza più breve e gli ottimi risultati estetici. E' però laparotomica, questo solo nei casi in cui il chirurgo valuti che altrimenti potrebbe essere compromessa la buona riuscita dell'intervento o la sicurezza stessa del paziente.
In ogni caso è fondamentale tenere presente che la terapia chirurgica avrà un successo tanto maggiore quanto sarà stretta l'aderenza del chirurgo ai criteri di inclusione (o di esclusione) alla chirurgia, questo vuol dire che sarà il chirurgo che, alla fine di tutto l'iter diagnostico del paziente, potrà dire se si potrà o meno trarre beneficio dall'intervento, questo onde evitare di suscitare false aspettative o di sottoporre ad inutili rischi quei pazienti che risulteranno non eleggibili per la chirurgia; questo sempre ricordando che ogni caso è a se stante e diverso da tutti gli altri.
La s.s. di chirurgia colo-proctologica e mini-invasiva che il Prof. Saccomani dirige da molti anni è specializzata nell'esecuzione anche di questi interventi in laparoscopia con un basso tasso di conversioni, inoltre possiamo affermare che il controllo di molti dei nostri pazienti contattati anche dopo più di dieci anni dall'intervento sono risultati soddisfatti dall'intervento fatto, confermandoci la risoluzione di molti dei sintomi che li affliggevano prima dell'intervento.doveroso tenere presente che in alcuni, rari, casi l'intervento dovrà essere convertito con la classica incisione
Responsabile Follow-up: Dott. Venturino Massimiliano


